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Questo primo capitolo di “The way of the Undead” tratta l’accettazione del dolore eliminando le costrizioni della mente. L’inizio del viaggio verso la spiritualità e conoscenza di sé che il Non Morto inizia accidentalmente e non di proposito. Viaggio che vive totalmente ignaro della destinazione, tantomeno dell’itinerario.

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Il Non morto si era appena svegliato come da un sogno di cui ancora percepiva la surreale leggerezza. Non toccava terra con i piedi, anzi sembrava non possedere arti, tantomeno una consapevolezza, un motivo per cui ora si era ritrovato lì in quel posto. Ecco forse non aveva ancora aperto gli occhi perché era tutto sfocato, buio, confuso, poco delineato. Il lettore penserà che questo sia l’epilogo di una bella storia, una storia assurda in quanto onirica, persino forse qualcosa di piacevole. E invece no, tengo a precisare che questo è l’inizio di un viaggio doloroso, un’agonia dalla quale il nostro protagonista non potrà più scappare. Il lettore penserà anche di esserne solamente uno spettatore ma io lo preparo: anche lei ne fa parte. Anche lei convive con questo cammino e un giorno dovrà percorrerlo. Tanto vale arrivarci preparati. Dunque iniziamo questa storia per come dovrebbe iniziare veramente:

Il Non Morto si levò dalla cenere. Prese forma dal terreno lugubre, inaridito, nero. Era fatto di polvere inconsistente, il buio lo inghiottiva e lo faceva scomparire, così oppresso, schiacciato e fluttuante che non aveva niente a cui aggrapparsi, nemmeno la sua identità. Questo perché il viaggio inizia solo quando siamo privati dei nostri confini, solamente quando tutto ciò che è sicuro viene abbandonato. Si guardò intorno come un cane in gabbia. Non capiva e voleva capire e piuttosto velocemente visto che non riusciva a respirare. Voleva svegliarsi, pregava di riuscire a svegliarsi da quella paralisi. Sicuramente era in ritardo per scuola e non poteva permetterselo ma subito, poco dopo, comprese che tutto era cambiato, e comprese anche che niente di quello che aveva intorno gli era comprensibile. Così fece per alzarsi in piedi e questo, comprendete, si fa per dire perché egli non possedeva più le gambe, non aveva mani, non aveva nemmeno più gli occhi: il Non Morto era solo una presenza senza vita, senza senso. Così, come si può immaginare, venne assalito dal panico, dalla paura, sopraffatto dalla montagna di contraddizioni che gli erano cadute addosso all’improvviso. Congelava dal caldo, pensava con il vuoto. L’uomo ricorre subito ai suoi punti di riferimento nei momenti di difficoltà, ma purtroppo la memoria del Non Morto era confusa e sfocata: sapeva che il suo corpo era ancora lì, ma non sapeva come si chiamava, non sapeva dove viveva, non sapeva quanti anni aveva, non sapeva qual era il suo colore preferito, non riconosceva i suoi genitori, non sapeva cosa aveva studiato, non si ricordava il tono della sua voce, la grandezza delle sue mani, il colore dei suoi occhi, l’aspetto dei suoi vestiti e quindi non poteva ricordare nemmeno i suoi sogni, la sua identità, cosa lo aveva mosso fino a quel momento. Era insignificante.
Spogliatevi del vostro aspetto, del vostro comportamento, del vostro modo di ragionare. Liberatevi dei vostri sogni, dei vostri amici, della vostra casa. Privatevi dei sensi, della vista, del gusto. Dimenticatevi il sapore della vostra pietanza preferita. E ora ditemi, essere umano, che cosa siete, chi siete. Cosa fareste nella medesima situazione? Cosa fate quando nella quotidianità siete posti di fronte alla scelta di abbandonare una parte di voi stessi? L’uomo usufruisce di uno specchio e sovente così tanto che non diventa nient’altro che un riflesso degli specchi altrui. Questo specchio non è altro che una protezione, una barriera che impedisce all’anima di emergere, che impedisce agli altri e a noi stessi di guardare nel burrone che è la nostra vera identità. Ergo, la nostra anima. E per questo viaggio dunque, che è la genesi del cammino più atroce, vi prego di privarvi di ogni sicurezza perché altrimenti, diverrebbe una favola priva di significato. Percepite ogni sentimento, ogni paura, ogni volta che la vostra coscienza sarà costretta a tremare. E poi riflettete, riflettete molto, perché il vostro tempo è breve. E senza più alcuna restrizione accadde una cosa che mai un essere umano potrebbe vivere con la stessa intensità: la sua memoria, ora sottoposta a contrazioni e contorsioni scomode e costanti, permise a tutto il dolore di uscire. Il dolore della sua esistenza, il dolore della condizione umana, il dolore inspiegabile che vive in ognuno di noi. Un dolore puro fatto di mille sfaccettature che a questo punto rasentavano il metaforico, un dolore che non è più fisico ma nostro, privato, libero dalla nostra mente. Il Non Morto iniziò a piangere perché aveva sofferto tanto in quella vita, perché aveva pianto in silenzio giorno e notte. Non aveva mangiato, e poi aveva mangiato troppo. Poi aveva vomitato tutto. Poi aveva corso, poi aveva studiato, poi aveva urlato, poi forse aveva amato, ma non era stato amato indietro. E tutto questo era causa ragionevole di dolore. Perché non era mai stato compreso, perché era stato costretto a limitare il suo umore a quello degli altri, perché non era mai stato libero di esprimersi, perché era stato succube delle angherie degli altri senza mai permettersi di essere anche lui sé stesso, perché aveva ridotto ad un sorriso una notte in bianco, ad un mal di pancia un male di cuore, perché la sua anima adesso urlava di essere ascoltata e finalmente poteva. Ma quel dolore che aveva soppresso nel suo corpo, ora che non lo aveva più, usciva fuori come aghi, incontrollabile e ansimante. Occupava tutto lo spazio possibile, fuoriusciva con le sembianze di liquido denso come il sangue. E fuoriusciva lentamente, provocando uno sconforto senza interruzioni. Un dolore così grande che forse per la prima volta non fu in grado di schiacciarlo sotto qualcosa o di contenerlo. Tutto questo era così profondo e insolito che il Non Morto, privo dei suoi soliti strumenti, non poté fare altro che lasciarlo andare. E allora come da bambino, nella pancia della mamma, si lasciò abbracciare dall’incertezza e un po’ di quel dolore se ne andò per sempre lasciando dello spazio libero. Il Non Morto, che ora era un po’ più leggero, chiuse gli occhi e si riposò per un’eternità. O meglio, la sua anima per la prima volta, si lasciò dormire.